A CALCINCULO
CAPITOLO IX
I mesi e gli anni, trascorsero lenti con tutte le malinconie, i sacrifici, le fatiche ma anche molte gioie fino allarrivo del 1948.
Quella estate, non trascorse molto tranquilla. Maria accusò spesso dei disturbi. Forti mal di testa, sangue dal naso e giramenti di testa. Il medico affermò trattarsi di cose quasi normali, che spesso colpiscono le adolescenti.
Gli prescrisse riposo e una cura ricostituente.
Finita lestate, ancora una volta, ci separammo con sofferenza. Maria sembrava essersi ripresa ma, a fine di ottobre peggiorò e il padre la riportò a casa.
Sapendola in paese e non potendola vedere mi faceva soffrire. Più volte tentai di convincere Michele di accompagnarmi su da lei. La risposta fu sempre il rifiuto.
«Gino, per favore, non insistere! Lo
sai che lo farei volentieri, anche perché Maria me lo chiede
continuamente. In questo momento ti vorrebbe vicino, ma non
posso. Il medico sostiene che si tratta di una cosa seria. Anche
se non sa di preciso di cosa si tratta, afferma che per il bene
di Maria, niente affaticamenti, niente emozioni, niente visite,
almeno per ora, e io che vedo le condizioni di mia sorella, credo
a quello che dice il medico, perciò, cerca davere
pazienza!».
«Dimmi, è vero che Maria chiede di
me?».
Michele mi guardò. Il mio viso certamente esprimeva chiara la preoccupazione e la sofferenza. Con gesto fraterno mi passo un braccio intorno alle spalle mentre sorridendo mi disse, scherzosamente:
«Caro canata(1) mio! Sei talmente preoccupato
che non stai a sentirmi! Te lho appena detto! Biancaneve
chiede continuamente del suo principe azzurro. Lo vorrebbe
accanto a se! Sia mamma, che papà, gli rispondono di portare
pazienza. Appena stai meglio, lo faremo venire! Sei contenta?».
(1 cognato -
Preso dalle preoccupazioni, li per li non feci caso al riferimento che Michele aveva fatto sui genitori.
« Almeno mi dici cosha! Il
dottore si sarà pur fatto unidea di che si tratta? O
no?».
« Ha annunciato che, forse, si tratta
di virulente forme danemia sottomettendola a prelievi di
sangue e urine per le analisi. Solo dopo ottenuti gli esiti il
medico potrà esprimersi e dirci con certezza di che si
tratta!».
11 novembre 1948, Maria compiva diciassette anni. Io non volli sentire ragioni. Avuto lappoggio degli amici, costrinsi Michele ad organizzare un piccolo incontro collettivo per festeggiare la sorella. In paese l11 novembre, si festeggia San Martino. Un vecchio detto popolare sostiene che:
« A San Martino ogni mosto diventa vino ».
E tradizione in quel giorno, sturare l capasuni (1) e degustare il nuovo vino mangiando caldarroste. Tutti gli anni il gruppo di amici era solito organizzare festine per onorare dio Bacco. Quellundici novembre, gli amici rifiutarono ogni invito.
Nel pomeriggio, bussarono alla porta di casa Loprete. Ad aprire venne il Professore. Con una espressione triste ci guardò uno per uno in silenzio, poi, dopo aver dato un lungo respiro come per prendere coraggio, disse piano:
« Mi dispiace ragazzi! Non posso farvi
entrare, Maria non è in condizioni di ricevere visite, ordine
del dottore!».
Si fece avanti Natalina (Olivia), subito affiancata da Dino u passarieddu. Parlò Natalina per tutti:
«Professore, conosciamo le condizioni
di Maria. Michele ci tiene costantemente informati! Vogliamo
sostenervi che le vostre preoccupazioni, sono le nostre
preoccupazioni. Voi siete il genitore e lamate come figlia!
Noi siamo i suoi amici e gli vogliamo bene come una sorella.
Almeno oggi che è il suo compleanno, lasciate che gli porgiamo
gli auguri e gli teniamo un pò di compagnia! Vi
promettiamo che ce ne staremo buoni, buoni, in un angolo in
silenzio, ma permetteteci di stargli un pò
(1-capasoni, enormi recipienti di
terracotta alti e panciuti, smaltati esterno e interno.
vicino in questo suo giorno di
festa!».
Gli occhi lucidi del Professore, ci dissero che era commosso. Si fece da parte e, cercando di darsi un contegno, aggiunse:
«Promettetemi che non farete
baccan!».
« Ve lo promettiamo!», rispondemmo in coro.
« Se solo il parlare disturba, rimarremo in silenzio!», aggiunse Natalina.
Nel vedere Maria, ebbi un tuffo al cuore. Il pallore del viso, si confondeva con il bianco del cuscino; gli zigomi smunti, le labbra esangui. Solo gli occhi erano gli stessi che, nel vederci si accesero di gioia.
Messosi a sedere sul letto, riceveva festosa gli abbracci e i baci degli amici con gli auguri di Buon Compleanno e un augurio per una presto guarigione.
Io mi tenni per ultimo. Gli avevo portato un mazzolino di piccole margheritine bianche che gli piacevano tanto. Ogni volta che sostavamo sotto lalbero, Maria ne raccoglieva alcune infilandosele fra i capelli mentre asseriva:
«Questi piccoli fiorellini mi fanno
una gran tenerezza. Il loro nome scientifico è Bellis
Perennis, comunemente chiamata, Margheritina Prataiola.
Fiorisce tutto lanno e anche se non è profumata, è
talmente bella che ravviva i prati in tutte le stagioni. Saranno
per sempre i miei preferiti!».
Intimorito dalla presenza dei genitori, speravo che si distrassero o addirittura si allontanassero. Avvicinatomi a Maria, gli diedi i fiorellini sussurrandogli piano:
«Cara, li ho raccolti sotto il nostro
albero!».
«Oh, che bello! Le mie piccole margheritine! Grazie Gino; hai avuto un pensiero grandioso!». Sfilandone alcune, come suo solito, se le sistemò tra i capelli. Guardarla pensavo:
« Povera creatura comè sciupata!».
Poi, emozionato, mi chinai timidamente su di lei per abbracciarla e baciarla, come avevano fatto gli altri.
Grande fu la sorpresa e limbarazzo, quando Maria, inaspettatamente, gettatomi le braccia al collo, mi attirò a se dicendo:
« Caro, non avere timore dei miei
genitori! Baciami per davvero e non sulle guance!».
Prima mirrigidii, poi, con uno scatto mi rizzai, staccandomi da lei. A testa bassa e rosso come un peperone, temevo dincontrare lo sguardo dei genitori. Con un sorriso malizioso, Maria si rivolse a loro:
« Papà, mamma, per favore vi dispiace andare un momento di là! Gino si vergogna di baciarmi in vostra presenza!». Improvviso, un imbarazzante silenzio piombò nella camera.
Occhiate interrogative correvano tra gli amici, mentre io avrei voluto sprofondare sottoterra.
«Cosa stava succedendo? Perché Maria si comportava in quel modo? Era causa dalla malattia?», mi chiedevo sbalordito. Non sapevo cosa fare, cosa dire.
Fu il Professore a rompere per primo quellimbarazzante silenzio:
« Ragazzi, non meravigliatevi più di
tanto! Vi assicuro che Maria non è impazzita! Quello che ha
detto, e causato dal mal damore. Spiegarvelo,
sarebbe superfluo perché, voi tutti sapete benissimo cosa cè
tra Maria e Gino. E vero o no che lo sapete?»
Scambiandoci occhiate un laltra, non sapevano cosa rispondere, poi tutto si risolse in una risata generale.
« Bene, bene! Ora
mi aspetto che
Lui quello che si è preso il cuore di mia figlia,
che si faccia avanti! Se non sbaglio, deve chiedermi qualcosa?».
« Ma papà! Così davanti a
tutti?».
«Perché voi due non vi siete baciati davanti a tutti? E non è vero che voi tutti, compreso mio figlio Michele, siete uniti come fratelli? In tutti questi anni, non è forse vero che avete aiutato e coperto i due innamoratini? Devo però deludervi! Per me, non è stata una sorpresa. Credevate veramente di celarmi una cosa così importante? Conosco bene i miei figli. Maria me lo fece capire dallinizio cosa stava nascendo tra lei e Gino. In seguito scoprii che la cosa era successo per davvero, ma solo pochi giorni fa Maria ci ha confidato apertamente il suo amore per Gino!».
Lo sguardo di tutti si posò su di me che, incredulo e meravigliato, di quella rivelazione, imbarazzatissimo mi stavo grattava la testa. Incontrando lo sguardo di Dino, lessi lilarità chi gli procurava quella situazione.
Orazio e Chiara, che mi erano ai fianchi, mi diedero di gomito incoraggiandomi a farmi avanti e dire qualcosa. Preso così alla sprovvista, mi sentivo Davide alle prese con Golia.
Andando in casa Loprete quel pomeriggio, minimamente pensavo che avrei affrontato una situazione del genere. Con una espressione divertita, mi si avvicinò lamico Dino sussurrandomi:
«Fratello, ci siamo! Smettila di
grattarti la testa e cerca di non scoppiare a piangere! Su, fatti
sotto, non ti uccide mica!».
Lavrei strozzato volentieri! Cercai di mettere in funzione il cervello, ma fu come avere acceso le luci ad intermittenza sul presepio, così nel mio cervello, le idee si accendevano e si spegnevano trovandole tutte idiote. Guardai Maria; il suo sguardo felice e sorridente, minfuse coraggio.
Avanzai deciso nella stanza fino a fermarsi davanti ai genitori. Diedi un profondo respiro, poi, come un fiume in piena, dissi tutto dun fiato:
«Professore! Non so come ci si
comporta e cosa si dice in circostanze analoghe! Forse sbaglierò
ad esprimermi, ma sono certo di non sbagliare nellaffermare
che amo Maria e, vi chiedo il permesso di poterla frequentare
come fidanzato e fargli visita anche qui in casa!».
Luomo mi ascoltò in silenzio mentre, la sua espressione, tradiva un sorrisetto di soddisfazione.
Maria aveva un viso raggiante, un lieve colorito rosa gli aveva ravvivato le pallide guance. Guardandola il padre pensò:
«Guarda comè felice la mia bambina! A guardarla si direbbe che è migliorata di molto in questo breve tempo. E sì! Miracolo dellamore!», rivoltosi poi a me mi disse con fare paterno:
«Giovanotto! Malgrado la tua giovane età, ti sei comportato da vero uomo! Bravo, mi congratulo con te! Neanche io so come ci si comporta e cosa si chiede al genitore della ragazza perché, io non ne ho avuto lopportunità»; si riferiva alla prematura scomparsa dei genitori della moglie.
«Devo ammettere che quello che hai
detto, mi è piaciuto, pertanto ti concedo il permesso richiesto!
Anche se vi ritengo ancora tanto giovani, acconsento ugualmente a
ritenervi, da questo momento, ufficialmente fidanzati. Vi accordo
il permesso di vedervi e a te di venire, di tanto, in tanto, a
farle visita!
Ed ora, baci pure la tua fidanzata che
aspetta con ansia! Siete contenti?».
Gli rispose un urlo di gioia e un applauso generale.
Michele, era rimasto a guardare la scena, imbambolato, poi, con entusiasmo, corse ad abbracciare il padre, dicendogli con orgoglio:
«Papà, papà mio, sei per davvero un
Bonsignore! Un grande Bonsignore! Sono orgoglioso di averti come
padre».
Fu la volta della Signora Grazia che, abbracciando il marito gli mormorò commossa:
« Grazie caro! Sei stato magnifico con
i ragazzi! La nostra bambina! Ti rendi conto? Ha già il
fidanzato? Non mi sembra vero! La vedo ancora tanto
bambina la mia creatura, tu no?».
« Be
insomma
! Proprio
tanto bambina, non direi! Hai dimenticato quanti anni avevi
quando ci siamo conosciuti?».
« Hai ragione
! Avevo 17 anni!
Proprio letà della nostra bambina!».
Gli amici di Maria, approfittando di quel gesto affettuoso della coppia dei genitori, afferratosi per mano, formarono il cerchio intorno a loro.
Natalina, usando il motivo della canzone Questo è Amore, con parole sue, canticchiò sotovoce:
«Questo è il cerchio dellamore/ e della bontà,/ voi ne siete i genitori,/ come figli,/ noi bene vi vogliamo,/ in questo cerchio vi chiudiamo./ Lo facciamo con tutto il cuore/ questo è il cerchio dellamore!».
Il resto del pomeriggio trascorse in piena allegria. Adottando un tono molto basso, ci esibimmo con le nostre canzoni.
La Signora Grazia fece servire il tè con una bellissima torta al cioccolato con sopra 17 candeline rosa che Maria, divertita, spense con il mio aiuto, mentre, amici e genitori, intonavano lallegro motivetto:
« Tanti auguri a te ecc.», seguiti da abbracci e baci da parte di tutti.
La Signora Grazia si complimentò con tutti noi per il bel canto. In particolare con Dino u passariedde e Natalina Olivia.
« Sai Natalina, la prima volta che ti ho sentita è stato in chiesa. Eri solo una ragazzina e già avevi questa bella voce. Mi commossi allora e mi commuovo ancora oggi. Dino, poi, con quella sua Ohi Marì! Non ci da pace! Ormai la canticchia tutto il vicinato. Credo che labbia imparata anche il cane del fornaio. Ho limpressione che quando abbaia, non fa più, bau bau, ma: Maria, Marì!». La trovata della Signora suscitò ilarità.
«Da quanti anni la canti sotto le mie
finestre ?».
«Mi dispiace Signora!» -
rispose divertito Dino - «Non è colpa mia! È Gino che me lo
impone».
«Guarda che non ti sto rimproverando!
A tutti piace come canti, solo che a sentire sempre la stessa
canzone
!»
Nellaccomiatarsi, mi sedetti sul bordo del letto, abbracciai Maria. Senza avvedermi lei fece un cenno a Natalina che capì a volo e, subito, organizzò intorno a noi, il cerchio dellamore che servì da paravento agli occhi dei genitori.
Il Professore, guardando la scena, divertito bisbigliò allorecchio della moglie:
« Ai capito che furbacchioni? Bisogna
riconoscere che i giovani di oggi sono molto più svegli di come
eravamo noi alla loro età! Vero cara?».
Maria, tenendo, teneramente, nelle sue, le mie mani, mi chiese emozionata:
«Sei contento della sorpresa».
«Se sono contento? Sono talmente
euforico che faccio una gran fatica a trattenermi! Il mio istinto
sarebbe quello di uscire sul balcone e urlare, con tutto il fiato
che ho in corpo, la mia felicità allintero paese! Maria
Biancaneve è la mia fidanzata! E i suoi genitori sono stupendi!
Sono più unici che rari!».
Nellabbracciarla, avvertii la fragranza di gelsomino. Per un attimo, il mio pensiero emigrò in un lontano e caldo pomeriggio, quando, lo sentii per la prima volta. Lavevo tra le braccia, seduta sul telaio della bicicletta. Approfittando della copertura procurata dagli amici, chinatomi posai delicatamente le labbra sulle sue. Rapito dallestasi, non mi accorsi che la canzoneThatS Amore era finita. Io e Maria continuavo a rimanere abbracciati, senza tanti complimenti, Natalina Olivia, mi mollò un calcio negli stinchi facendomi emettere un grido di dolore. Balzi in piedi come una molla:
Olivia? Accidenti a te! Che
cacchio ti prende? Sei ammattita?»
« E no, caro Gino! Quanno ci vò ci
vò! Voi eravate partiti chi sa per dove, per non
sentirci. Il cerchio stava per sciogliersi così sono stata
costretta ad usare le buone maniere per riportarvi fra noi».
« Allimor
tua! E pichiamà,
ma rompè na iamma?».(1)
La domenica successiva fui, ufficialmente, invitato a pranzo dal Professore.
Per la speciale occasione, indossai per la prima volta, i pantaloni lunghi. Era stata Chiara ad interessarsi. Andata al mercato di Grottaglie comprò la stoffa, facendoli, poi, confezionare da una sua amica sartina.
Erano di gabardine, di una bella tonalità di grigio perla; sopra avevo indossato una camicia bianca, cravatta verde con dei disegnini gialli, una vecchia giacca di mio padre, grigio-fumo. Anche se non era più nuova, faceva lo stesso bella figura.
1 e per chiamarmi mi rompi una
gamba? -
Lintervento di Chiara, dopo averla lavata, smacchiata e stirata, laveva migliorata di molto.
Chiara e sua madre, la Signora Giuseppina, si erano dato molto da fare. Loro due erano, quasi, più emozionati di me.
Tutti in paese avevano saputo la notizia del fidanzamento ufficiale tra Maria Biancaneve e Gino u Tarantinu. Mamma Agata e tata Ronzo si complimentandosi felici.
Nel riceverlo, i Signori Loprete gli rivolsero molti di complimenti.
Nel vederlo apparire nel vano della porta della sua camera, Maria balzò a sedere sul letto rimanendo a bocca aperta dallammirazione. Di colpo le sue povere guance, si colorirono di rosa. Coprendosi il viso con le mani diceva emozionata:
« Mamma mia, Gino! Quanto sei bello!
Sembri un uomo fatto, mi pare di vederti addirittura più alto! E
vero papà che sembra più alto?».
«Si, piccola! Hai proprio ragione!
Anche noi siamo rimasti ammirati nel vedercelo davanti in
versione uomo! Mi sbaglio o ti sei anche allungato
parecchio?»
« E vero Professore!» luomo mi interruppe;
« Lascia perdere il Professore! Chiamami Salvatore!».
«Grazie, Signor Salvatore!», fui ancora interrotto;
«Lascia perdere anche il Signore, chiamami semplicemente Salvatore!».
« Mi dispiace Signor Salvatore! Non ci riuscirò mai!».
Luomo mi guardò benevolmente. Sul suo volto apparve unespressione soddisfatta dovuto certamente al mio comportamento di persona seria e rispettosa.
«Scusa se ti ho interrotto! Mi stavi
dicendo che ti sei allungato».
« Si, è vero! Mi sono allungato
parecchio! Pensate, giovedì sono stato dalla sarta per la prova
di questo pantalone e stamani sono dovuto ricorrere per farlo
allungare. Mi era corto di quattro dita».
«Tanti in così pochi giorni! E quanto
sei alto?».
Gonfiando il magro torace, dissi con orgoglio:
«Un metro e ottanta centimetri! Proprio stamani mi ha misurato Anna la sartina!».
Guardai soddisfatto la meraviglia apparsa sui visi dei presenti.
«Se ti allunghi ancora di solo 8 centimetri, mi raggiungi e, per come sei partito, forse mi superi pure.
Dopo pranzo fummo lasciati soli. Sedutomi al suo fianco, sul bordo del letto, gli chiesi:
« Allora Maria, come ti senti?», stringendosi forte a me, scoppiò in un pianto disperato da non riuscire a parlarla.
«Mia piccola Biancaneve, coshai?
Ti prego, calmati, non fare così! Lo sai quanto bene ti voglio e
vederti in questo stato, io
io non resisto!».
Non ce la feci a trattenermi. Ora il mio pianto si mescolava con il suo, mentre con voce strozzata continuavo a supplicarla di calmarsi e di dirmi cosa aveva. Tra un singhiozzo e laltro, chiedevo disperato:
« Maria, ti prego, ti supplico, non
fare cosi che mi metti addosso tanta, tanta paura da sentirmi
morire. Coshai veramente? Tu devi dirmelo! Non puoi tenermi
così? Io voglio sapere. Su Maria, dimmi tutto. Qualunque cosa
sia, devi dirmelo! Ti prego, parla!».
A gran fatica, con voce fioca e rotta dai singhiozzi, finalmente mi rispose:
«Gino, Gino mio
io non so
niente! Credo che nessuno, neanche i dottori lo sanno! Pensa, il
povero papà si è rivolto a tante persone in cerca di
specialisti. Io ho paura per come mi sento. Gli intrugli che
finora mi hanno somministrato, non sono serviti a niente. Gino,
ho un brutto presentimento!».
« Su Maria! Non devi abbatterti ma
reagire! Devi essere forte e pensare alle persone che ti
amano!».
« Credo che è proprio questo pensiero che mi tiene in vita! Se prendo quelle cattive medicine che mi propinano; se mi faccio continuamente bucare le carni per iniezioni e prelievi di sangue, lo faccio proprio pensando al nostro amore. Purtroppo, ho sempre meno appetito e sono sempre più debole. Gino, amore mio, è terribile! Sento come se la vita mi sfuggisse di dentro lasciandomi ogni giorno più vuota e più fredda! Guarda quante coperte ho sul letto? Eppure non sono sufficienti per scaldarmi! Ho sempre freddo! Gino, non sarà perché sto morendo?». La mia reazione fu un urlo disperato.
« Nooo! No Maria! Non
pronunciare più questa parola, neanche per scherzo! Ti prego,
scaccia subito dalla tua mente questa terribile idea! Con tutti i
dottori che sono venuti a visitarti, vedrai che presto troveranno
la cura giusta per farti guarire. Limportante è che tu ti
convinci che devi guarire, per i tuoi genitori, per Michele e per
noi due!».
«Hai ragione! Sono una stupida a
metterti paura invece di godere della nostra felicità per il
consenso avuto dai miei genitori. Ricordi Gino, il timore che
avevi? Eri convinto che non saresti stato mai accettato dai miei!
Hai visto quanto ti sbagliavi sul loro conto?».
«Ti chiedo scusa se ho dubitato!
Pensavo che queste cose avvenissero solo nelle favole. Mi sono
dovuto ricredere. In questo paese vi è gente buona e generosa,
molta di più di quello che pensavo! Sai, la notizia ha
sbalordito tutti in paese. Ho limpressione che ora mi
guardano con un altro occhio! Laltro ieri, durante la
raccolta delle ulive, una donna mi ha chiamato (Signorino Gino).
Non capisco perché lo ha fatto! Forse voleva prendermi per il c
Si, insomma mi ha preso in giro».
«Doveravate?»
«A Torre Bianca!»
«Limmaginavo! No, la donna non
ti ha preso in giro. I proprietari di Torre Bianca sono molto
amici di papà e quella signora deve aver saputo del nostro
fidanzamento e ha voluto manifestarti la sua approvazione».
«Bah, sarà! Sai Cara? Oggi, durante
il pranzo, ti sei addormentata e non hai sentito cosa mi ha detto
tuo padre. Soddisfatto di come vado a scuola, assicura che una
volta ottenuto la licenza superiore e, assolto il servizio
militare, ho buone possibilità di ottenere un posto presso il
Provveditorato?».
« Si, me ne ha parlato. Sai, devi
ispirargli molta fiducia perché ha grandi progetti per te.
Peccato
forse io non ci sarò più!».
« Maria! Ancora con questa lagna? Sai
cosa ti dico? Che sei una gran fifona! Una volta guarita ti
prenderò sempre in giro, e, con gli amici, non ti chiamerò più
Biancaneve ma: Maria a fifona!».
Con questa sciocca battuta, riuscii a strappargli uno stirato sorriso.
«Grazie caro! Sei un tesoro! Vienimi
più vicino, stringimi forte, forte a te e cerca di scaldarmi!
Senti come sono gelata?».
Nello stringere quellesile corpicino avvertì una gran pena per quella creatura. Fui colto da una rabbia sconvolgente per la mia impotenza contro quel male sconosciuto che stava distruggendo il suo corpo. Un nodo mi serrò la gola. Il pianto che mi rigava il viso, era di rabbia mista a dolore. Avvertendo la mia angoscia, Maria si lasciò andare in un pianto convulso e disperato. Stretti uno allaltra, singhiozzavano come bambini impauriti e disperati. Eravamo in quella posizione quando, in camera, entrò Michele in compagnia di Chiara. Nel vederci in quelle condizioni esplose con rabbia.
« Ma
! Che diavolo succede? Gino
!
Dio Santo! Mi sai dire cosa accidenti stai combinando? E
così che sollevi il morale a mia sorella? Non ci posso credere!
Su, alzate la testa e guardatevi allo specchio!
Guardate, guardate che faccia avete! Ma
che razza dinnamoranti siete? Invece di approfittare che vi
lasciamo soli, questi che fanno? Piangono disperati come se
fossero ad un funerale!».
Vergognandomi di essere stato colto in quello stato, cercai di compormi alla meglio soffiandomi il naso e asciugandosi gli occhi. Maria, accennando uno sforzato sorriso, disse al fratello:
« Scusami Michele! Gino non ha colpa!
E stata tutta colpa della mia stupidità! Come sai,
in questultimo periodo, piango per un nonnulla e, così mi
è successo con Gino che, commuovendolo, sono riuscita a farlo
piangere con me!».
CONTINUA.....