Lorenzo Manigrasso  
   TARANTO - L'ANGOLO DEI RICORDI Lorenzo Manigrasso racconta ...
 La quercia Peppino
Riceviamo dalla nostra cara amica Paola I. (Paolina) e volentieri inseriamo ne "L'angolo dei ricordi"...

La quercia Peppino

Nonno Peppino era il mio trisavolo, in casa lo chiamavamo la quercia.

Una tradizione di famiglia fu instaurata dal nonno di Peppino, il quale aveva una parte di terreno destinato a pascolo. Quando gli nacque il primo figlio fu tanto la sua gioia che piantò un ulivo dandogli il nome del bambino:“Francesco”. In seguito ne piantò altri otto dando ad ognuno il nome del nuovo arrivato. I figli continuarono la tradizione. Il padre di Peppino, ai lati del suo podere, piantò una quercia col nome “Peppino”. Il figlio Antonio, (mio nonno), nel suo podere invece di ulivi o querce, ad ogni nuovo figlio, piantò un albero di frutta. Il podere ora è ben popolato da: peschi, peri, meli, ciliegi, fichi, melograni, susini, nespoli cinesi, cachi, mandorli e noci.

Mio padre ha cambiato natura di piante. La nostra casa dista, dal cancello che dà sulla strada, duecento metri. A destra c’è il frutteto, a sinistra il vigneto, alle spalle l’uliveto. Il terreno restante è dedicato alla coltivazione del frumento. A mio padre non restava spazio per continuare la tradizione ma…. Alla nascita del primo figlio, Antonio, ha piantato un pino alla destra del cancello. Alla nascita di mio fratello Peppino, ne ha piantato un secondo a sinistra del cancello. Alla nascita di mia sorella Maria ha iniziato a piantumare il viale con una Magnolia. Alla nascita di Giuseppina, ha piantato una palma. Alla nascita di mio fratello Gioacchino, un oleandro e, alla mia nascita una Mimosa di nome Paola. Rimane spazio sufficiente anche per noi che potremo continuare la tradizione completando il viale con i nomi dei nostri figli.

NONNO PEPPINO
Nonno Peppino al mattino,
mangiava pane e formaggio pecorino.
bevendo un buon bicchiere di vino.
Lo ricordo seduto sul gradino
sulla soglia della nostra rustica cascina.
Grigie nuvolette s’innalzano dalla sua pipa.
Mentre guardava il tramonto della sua vita.
Pare se lo sentisse che era giunto
al traguardo, il suo cammino.
Non aveva mai chiesto
più di quel che gli dava la vita
A 96 anni la terra ancora lavorava.
Guidava carri e trattori da instancabile lavoratore.
Nonno Peppino non sapeva nulla di computer,
telefonini e messaggini.
Lui sapeva solo guardare il cielo
e predire il tempo che farà e se pioverà.
Lui sapeva solo amare la natura,
sapeva solo curare gli animali,
le piante e l’animo umano.
Se colta da paura, piangevo,
aprendo le sue forti braccia mi stringeva.
il suo petto era un oceano di pace.
Un’oasi d’amore dall’odore selvatico di fieno.
Un frutteto fatato ricco di profumi campagnoli.
Nonno Peppino era un poeta che nulla scriveva.
I suoi versi, le sue rime incise nel cuore aveva.
La curva della sua anima era la stessa della mia
e del mio sorriso, incantato fin da bambina.
E’ partito su un carro alato da angeli guidato.
Certo lo portano in un luogo dove
altri hanno bisogno della sua opera di pace
e della sua immensa bontà.
Lorenzo Manigrasso  lorenzo@manigrasso.it  www.manigrasso.it