Lorenzo Manigrasso  
   TARANTO - L'ANGOLO DEI RICORDI Lorenzo Manigrasso racconta ...
 L'incuria e i segni del tempo che passa.
Ponte Girevole, Discesa Vasto, Via Di Mezzo, Via Garibaldi, le Palazzine, (case popolari ), la Cantina d’ Giuvanne ‘u Pisciòsce, (è soprannominato così chi ha il mento appuntito. Questi, normalmente, hanno anche la bocca leggermente più piccola che provoca un difetto nel pronunciare la lettera “s” che prende il suono di “sci” Nel dire: sono, dicono sciòno, Susanna – Sciuscianna, susina – sciuscina etc.)‘u tabacchino d’ Catavite ‘u Zuèppe, (zoppo),‘u pescivendolo ‘Peppine ‘u Scazzàte, (schiacciato), come quella razza di cani e di gatti che hanno il muso schiacciato, ‘u fruttivendolo Nicole Treccule, (sederone). Si arriva in Piazzetta Cariati. Qui la via si biforca, mentre Via Garibaldi prosegue dritta per Piazza Fontana, la biforcazione prende il nome della Piazzetta diventando: Via Cariati che continua lungo la Marina. A sinistra il famoso ristorante “Pesce Fritto”. Ne seguono altri, alternati da magazzini di pesce attrezzati di produttori di ghiaccio per la conservazione. Segue il fruttivendolo d’ Ciccille ‘u Pezzelàte, (viso butterato), e ‘u grastare, (negozio di ceramica e souvenir). Di fronte la grande e sempre affollata “Pescheria” che prende posto sotto la caratteristica e famosissima “Pensilina” stile Liberty, all’inizio della quale, lato sinistro, vi è una grande porta di ferro che da sul retro della pescheria dove attraccano le barche cariche di cozze che vengono direttamente dalle sciaie, (comunemente chiamati “quadrati” o “giardini di cozze”, formati da pali di castagno infissi sul fondo che sorreggono le “zoche”, (pergolati, corde di erbe palustre ritorte dove vanno seminati mitili e ostriche.

Questi sono ricordi di mezzo secolo fa. Negli anni ’80 trovai la città vecchia soffocata dall’incuria.
Un rimorso per tutti, uno schiaffo in piena faccia a chi l’ha ridotta così.
Il passar del tempo, agevolato dall’abbandono, ha rivoluzionato il sistema di vita e dell’ambiente.
I locali e i personaggi da me conosciuti in quel tempo lontano, sono scomparsi, rimane solo un vago ricordo.

Ho fotografato uno scorcio della famosa porta di ferro che dà sul retro della pensilina. L’immagine parla da sola e vale più di un lungo discorso per dirvi come l’uomo ha abbandonato a se stessa la città vecchia dandola in pasto al degrado. Il trascorrere del tempo ha completa l’opera.
Una vecchia e nostalgica barca va ancora ad ormeggiarsi in quel luogo dove una volta le sue sorelle, provenienti dalle sciaie, attraccavano cariche di zoche di cozze.

Lorenzo Manigrasso  lorenzo@manigrasso.it  www.manigrasso.it