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Erano
le tre del mattino del 26 ottobre 1954. A Trieste pioveva.
Unitamente al mio reparto di polizia, entravo per primo nella
(Zona A) della città che quel giorno era ufficialmente
riconsegnata allItalia.
Con altri miei colleghi, avevo il compito di documentare,
fotograficamente, quellavvenimento. Il Reparto avrebbe
gestito lordine pubblico e la viabilità, sostituendo i
(Cerini), la polizia civile inglese.
Al nostro arrivo la città dormiva ancora; la (Zona A) era sotto
il controllo inglese, mentre la (Zona B), era sotto quello
jugoslavo. La pioggia continuava a cadere, a volte con dei
violenti scrosci per poi ritornare ad essere fine e continua.
Nonostante il cattivo tempo, alle otto circa, i triestini erano
già tutti in strada ad accogliere i nostri bersaglieri giunti
per terra su una colonna di camion, mentre i marinai arrivarono
sulle navi da guerra, preceduti dalla nostra spettacolare nave
scuola Amerigo Vespucci.
Entrando in porto, aveva schierato i suoi allievi sugli alberi
della velatura.
Uno spettacolo emozionante.
Vi fu unapoteosi culminante con la visita a Trieste del
presidente della Repubblica Luigi Einaudi.
Le cerimonie durarono tutta la giornata. A sera, eravamo sfiniti,
infreddoliti e affamati però
. felici.
Ricordo che i colleghi che avevano svolto servizio in divisa agli
incroci delle strade per regolare il traffico, si trovarono le
tasche piene di biglietti da visita o semplici pezzetti di carta
con indirizzi e invito a cena che tanti anonimi, avvicinatosi
festosi, dopo aver chiesto un bottone della divisa, un alamaro o
addirittura, il fregio del berretto, infilavano il bigliettino dinvito
nelle loro tasche.
Lo spirito patriottico dei cittadini fu grande, anche perché,
gli altri corpi militari indossavano la divisa color kaki, la
polizia era lunico corpo che ancora indossava il vecchio e
glorioso grigioverde.
Molti, riconoscevano nella divisa della polizia, lo stesso colore
dei soldati che, nella prima guerra mondiale, avevano liberato la
città.
In ogni divisa grigioverde gli anziani triestini rivedevano quei
fanti.
In quei giorni fummo presi anche noi dalla grandeuforia,
tanto che creammo, con il beneplacito dei proprietari di una
birreria nel centro storico della città, prima frequentata solo
da qualche anziano, un vero e proprio pub per giovani che divenne
frequentato anche da molte ragazze che venivano volentieri per
conoscere i giovani poliziotti italiani.
Erano i miei venti anni e quelle esperienze, quelle emozioni sono
custodite caramente nel mio cuore.
© Lorenzo Manigrasso
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